Tabernacolo
Pier Giorgio Cadeddu
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Mi rimane in chiaroscuro,
velo sulla memoria,
l’alone delle tue parole scarne
infilate in rosari
grani sfocati di piccole storie,
una rinfusa di preghiere senza dio
e più niente da salvare.
Come un’icona in tralice,
incipiente canizie di ricordi,
danzano ancora immagini
in processione lenta
canto liturgico ad evocare
la nostra austera e tragica
smorfia di una celebrazione finale,
arcana ed insolente sacralità
dell’essere noi stessi chiave e tabernacolo;
i sogni nella mano,
ultimi sacerdoti dell’amore.
©
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L'autore
Pier Giorgio Cadeddu
Commenti (1)
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Patrizia Muttoni19 febbraio 2017
Vi è un tabernacolo d'amore in noi stessi che con sacralità curiamo come ogni essere umano dovrebbe fare. Bella

