Duecento
Pier Giorgio Cadeddu
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E poi duecento graffi sul viso
duecento pagine che stridono fra le parole
duecento amiche a piangere un dolore.
Guarda che non avrò mai una strada
ed un orario ferroviario a dirmi
che una poesia non è un arrivo,
che non ha stazione il segno e il suo contrario;
ma ingannando un viaggio tra i seni della terra
è una vita che cresce nel ghiaccio,
una morte che affascina l’anima,
è amalgama di umori e suono di campana,
uno sventolare di fragilità.
Eccole allora duecento storie a gambe all’aria
senza una novella da ricordare,
come un dolore mancante e ripetuto per strabici
Duecento approdi e non una barca a galleggiare
Solo deriva per lasciarsi andare.
Duecento ma solo una follia sporcata di pensiero:
involgila tra le nuvole e lasciala
vagante al suo destino:
tornerà come il tuo ultimo cane
in una primavera assonnata
a chiamarti per nome ed abbaiare
al freddo e agli inverni sbagliati.
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Pier Giorgio Cadeddu
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