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Impressioni 3 marzo 2017 · lettura 2 min · 766 letture

Ricerca dell'infinito

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ex Lorenzo Crocetti 545 poesie pubblicate
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Guardavo avanti a me alta montagna che s'ergeva maestosa ed impediva il vedere al di là, per la sua mole immensa che spiccava all'orizzonte. Pensai che al di là d'essa s'estendesse quell'infinito che vorrei guardare e per raggiunger l'auspicato scopo decisi di salire in cima al monte, ma giunto sulla vetta la visione dell'oltre fu impedita sull'istante da altra cima imponente e non potevo vedere l'infinito che credevo. Passai così di cima in cima, e mai potei raggiunger l'agognato scopo, perché sempre la vista era impedita ogni volta da un monte ancor più alto. Ma io giammai cedetti allo sconforto e un giorno finalmente da una vetta potei guardare quello che cercavo senza che un altro monte si parasse. Però quella distesa immensa e varia permetteva lo sguardo fino a un punto e di là d'esso una fumosa nebbia impediva vedere fino in fondo. La delusione mia fu ben profonda nel notare uno scopo ormai fallito ma una voce improvvisa dentro al cuore sentii che mi diceva con dolcezza: “Cessa questa ricerca ed ogni affanno in questo tuo avanzare ad ogni costo, tu l'infinito mai potrai trovare nonostante i tuoi sforzi e il tuo coraggio. L'infinito è concetto alquanto astratto in questo mondo dove tu ti muovi, ad altra dimensione esso appartiene, metti il tuo cuore in pace ...nell'attesa.”
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L'autore
ex Lorenzo Crocetti

Sto solido in questo sito "come d'autunno sugli alberi le foglie". Ho scritto sotto vari nick, quali"lo strimpellatore" e altri, ma in realtà sono quel Lorenzo Crocetti per sette volte almeno cacciato dal sito per i suoi interventi, da spirito (forse troppo) libero, ma poi sempre riaccettato. E continuo a starci beata

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Commenti (3)

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Rosetta Sacchi3 marzo 2017

Una piacevole lettura da cui si trae un grande insegnamento. Dentro di noi abbiamo dei concetti riguardo all’infinito, all’amore, alla felicità, concetti astratti. Noi umani abbiamo “ il vizio” di questa perenne ricerca. Perché cercare ciò che, essenzialmente, è? Basterebbe vivere e, ad ogn’istante, troveremmo l’infinito, l’amore, la felicità, senza affanno alcuno né la fatica, inutile, di confrontare il frutto della nostra ricerca con ciò che era nel nostro pensiero. Un testo che ho molto gradito.

Luciano Capaldo3 marzo 2017

Credo sia una poesia fortemente educativa. L'uso improprio, l'abuso del termine infinito, cosa astratta, ci pone di fronte a scaelte di vita o mentali che spesso mortificano il nostro vivere. Dovremmo forse solamente vivere di vita all'intyerno della quale già oggettivamente alberga un infinito in tutte le sue sfaccettature. Il piacere di leggerlo questo testo è stato immenso e nulla da eccepire sulla qualità della struttura e del verso stesso arricchito da immagini meravigliose. Complimenti sinceri

Una profonda e condivisibile poesia sulla ricerca esistenziale dell'infinito, di uno scopo ultimo, di un fine. Tale ricerca si rivela affannosa e sterile, perché appunto l'infinito è concetto e dimensione irraggiungibile o che si può cogliere soltanto parzialmente nell'umano cammino. Ecco il moltiplicarsi delle vette che impediscono di scorgere l'orizzonte e la nebbia che preclude la visione. Ottimo anche il finale che sembra ispirarsi liberamente all'insegnamento evangelico: "Non vi preoccupate del domani: a ciascun giorno basta il suo affanno". Con i migliori auspici, all'Autore