Un uomo o ciò che resta
Andriuslan
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Si inasprisce l'essenza di terra morta
mietuta ai gambi
che un tempo tremolavano al dolce vento
imbattuto ai campi,
ora aridi- né più campanelle fiorite al giorno,
passite giacciono sui falciati manti
attendono ravvedute
un tuo ormai impossibile ritorno.
Rigonfiano il cuore gli odori
di questa terra strappata
e queste radici che parevano forti.
Si svena la terra, restano fori
e tu a queste mani scippata
sei erba che ricopre erba sui miei sogni morti.
Per anni come una grondaia
ho raccolto di te le gocciole
che si pregano al cielo.
Ora prego che tu riappaia
tre le spighe spicciole
di un uomo ridotto a un velo.
Ti ho piantato al cuore come un seme,
ti ho curato da linfa a fiore,
ti ho colta come un frutto,
ti ho visto strappare a forza dai venti di tempesta.
Ricordo l'immagine di tè sparire
dietro una grande collina,
troppo grande per un uomo di terra
da radici semplici
che solo amore tiene a dare.
Ricordo l'immagine di te
sperduta
cercarmi dentro i veleni di tempesta
e quell'ultima volta in cui forse mi vedesti.
l'immagine di un uomo...
Un uomo o ciò che resta.
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L'autore
Andriuslan
Amo la poesia leggerla e scriverla. Scrivo da sempre e di ogni cosa, mi piace inventare storie. I miei poeti preferiti sono Poe e Rimbaud, non disprezzo i grandi Italiani, trovo che la nostra lingua sia tra le più belle al mondo. Mi piace la poesia "maledetta" dei "veggenti" dell'Ottocento, la poesia horror, fino
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