Corpo che sono

Corpo che sono
in un andirivieni di esistenze.
Corpo da cui risalgo vissuta,
in cui ritorno esperita,
più volte tradita.
Corpo- cratere di sconforto,
tunnel verso l'incanto o lo sgomento,
sentiero inaudito che riconduce o smarrisce.
Corpo- sintomo;
grido muto,
urlo nel silenzio assordante.
Corpo- paradigma; plasmato e adattato
a stili ed esigenze.
Di quest'essere stata gettata al mondo
non ho memoria;
un varco di tempo introiettando passaggi,
tramutando orme in passi scalzi
nel sobbalzo di stagioni e di anni
lungo i velluti degli inganni.
Mai capace di prevedere la svolta
di questo mio andare improvviso.
Oh quante iniziazioni
e quanti ricchi smarrimenti
devo a te, corpo mio che sono.
Oh come potrei non amarti?
Corpo che mi traghetti
su nuove sponde ogni alba
per guadagnarmi la Vita
palmo a palmo
.
Corpo che mi riversi in te
ad ogni tramonto,
per non morire fuori
dissociata e spersa.
©
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L'autore
Anna62
Commenti (1)
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Luciano Capaldo5 aprile 2017
Devo ammettere quell'anafora non risulta mai fastidiosa. La parola corpo è coniugata in ogni forma ed esperienza. Imprescindibile, nasce e muore con noi. Lo si può amare oppure odiare ma è unico. Belle riflessioni. Il mio elogio anc he per la struttura.

