Il monumento ai caduti della prima guerra mondiale
Per il potere di altri,
per il profitto di altri.
Per aver posto l’umanità
seconda al danaro.
Ecco l’inganno che li ha portati
ad essere qui,
ora ricordati solamente
da una data sul calendario
Scempio, raggiro,
narrato bugiardamente
dalla demenza dei vincitori,
dico a voi, e a noi tutti,
perché nessuno ha vinto,
pagando con la vita
dei propri cari
un pezzo di terra di un altro.
Ricordiamoli,
ma fai che mai, sia dimenticato
chi per ingordigia personale
li ha portati lì,
a morire su cime
che dovevano decantare
le bellezze d’Italia,
non medaglie alla memoria.
©
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Commenti (1)
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Antonio Terracciano7 aprile 2017
E' una poesia che esprime molto schiettamente il pensiero di tanti (il mio senz'altro): le guerre servono soltanto per arricchire gli alti gradi militari, per mandare alla morte, alle mutilazioni o comunque a conseguenti disagi psichici o fisici giovanotti incolpevoli, e per conquistare, come dice l'autore, "cime che dovevano decantare le bellezze d'Italia", cime che sarebbero rimaste ugualmente belle (o forse ancora più belle?) se avessero continuato a decantare quelle dell'Austria, o di qualunque altra nazione, perché la natura è (dovrebbe essere) di tutti.