Una madre
elena rapisa
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S’intravedeva solo il volto
cicatrici erano le rughe
ognuna testimonio di un dolore
di ieri, di oggi
Dietro ai vetri da troppo sedeva la vecchia
nessuno ormai ci badava,
ma lei conosceva di tutti la storia
Tre denti rimasti a conferma di tanti bocconi amari,
rada la crocchia fungeva da covo ai pensieri,
uccelli l’avevano scelta per nido
L’amore l’aveva beffata e adesso
non aveva più pugni da opporre al destino
per un figlio perduto fra siringhe infettate
tra miasmi in vicoli di periferia,
quella vita mancante al suo cuore
per lei più preziosa del cielo
E la notte dietro ai vetri s’esauriva un cero
a mostrare alla morte il tragitto
sospettando l’avesse scordato
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L'autore
elena rapisa
Sono una bilancia sbilanciata eternamente in conflitto fra razionalità e sentimento: il più delle volte prevale quest'ultimo. Mi abbandono sovente al sogno e mi rintano nella solitudine per meglio scandagliare il mio io segreto e riassaporare ogni attimo di gioia vissuta. Credo fermamente che amare sia sinonimo di do
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