Nell’irrequieto divenire
Giovanni Chianese
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Quando il buio nella mente
s’apre al vento dei desideri
tepore è il misero cuore
al frastuono di gelide onde
sulle mura d’agognati confini
Io scottante sabbia del deserto
frustante corpi essiccati al sole
nel castigo d’errante uomo
luce vedo tra i monti al cielo grigio
e neve candida sull’altrui vetta
Ma affondo e resto nell’oscurità bollente
dove consapevolezza del destino
atroce condanna è dell’argonauta
che con demenza e irrequieta confusione
tra inusitate sponde volge ai lidi
E ora che sulla vetta mi ritrovo
ai riflessi in controluce del mio istinto
tra perdizione e inestricabili labirinti
di una caldera cieca è senza uscita
a ricamare sto l’ennesimo canto alla vita
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L'autore
Giovanni Chianese
Già da piccolo mostra una tendenza ad amare gli spazi liberi e il verde, dove spesso si rifugia in contemplazione. Crescendo, cresce anche la sua sensibilità verso l’ambiente paesaggistico, che è sempre più afflitto dalle nefandezze umane e verso le grandezze universali, tanto da sentirsi portato a dialogare con la na
Commenti (1)
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Franco Scarpa16 aprile 2017
Trovo che con questa lirica l'Autore voglia farci comprendere che il divenire, all'apparenza immagine statica, in realtà sia legato al tempo e quindi soggetto a un continuo cambiamento. Un divenire che diventa irrequieto, soprattutto quanto l'uomo si inerpica su cose complicate e senza uscita; che gli fanno perdere il senso puro della vita.

