Equo quel tempo

Tenue s'insinua il sospirar del vento,
miniati bisbigli assemblano
labili momenti...
album del passato
edulcora il presente
scorre spalancando sipario evanescente.
Sul prato che d'erba e fiori
rinverdiva in primavera
folle ritrovo
ancora giovin straniera...
d'ugola giuliva il canto gongolava
e quanto beato l'ego il suo riflesso rimirava...
grazia e beltà intrecciavano in dolce connubio
fino al senile e troppo scontato tripudio.
Scorre come fiume impetuoso il tempo
e all'orgoglio ch'era ieri
non offre scampo
e or che la chiglia adagia sull'altra sponda
l'ego privo d'ambascia le pecche rimonda.
Leviga rughe il ricordo
e pelle rimpolpa...
equo è il passar del tempo ch'è non ha colpa
e mentre ancor tra rime e rime
la mente si culla
gaia ritorna l'anima tuttora fanciulla...
©
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
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