Introduzioni di amore
Pier Giorgio Cadeddu
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Dalle feritoie della mia torre di guardia,
guardo in silenzio lacrime di affannata pioviggine,
moria di foglie vizze di uno stracciato autunno,
bagnare come polvere di strade avite
il solcare corrivo del restante inverno.
Scendono gocce stridule in sequenza casuale
come amori di donne senza senso,
a cantare inascoltata filastrocca di neve
e nascondere i miei campi di pensieri
sopra il mare malmostoso delle bocche
che improvvisa d’orchestra,
andante cupo di note.
Scarne introduzioni di abbandono alla campagna,
umidori del tempo curvano il tramonto
sopra il tuo apparire,
e ti vedo allora, intercalare i tuoi fiocchi di luna
nell’ondeggio di spirali di capelli nel crepuscolo.
Quasi come contraltare alla stupidità della mia vita,
sento arrivare ancora caldo, inesprimibile incanto,
Il desiderio della tua serica pelle,
esplosione di sensi che dilania i miei occhi,
sentore accarezzato che vi sarà un qualsivoglia arrivo
a dare inizio ad un amore e a un canto.
Pulviscolare raggio di calore e brividi,
il tuo inarrestabile e silenzioso amore
assedia nostalgia e paure
delle soverchie assurdità del mio passare i giorni,
e mi ritrovo scansione di un battere di tempo
e ascolto i tuoi occhi felini
curare la mia monotonia ruggente,
e insaporirmi del tuo parlare piano.
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Pier Giorgio Cadeddu
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