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Impressioni 27 maggio 2017 · lettura 1 min · 1239 letture

La città vuota

elena rapisa 602 poesie pubblicate
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Tornando a casa in compagnia delle prime ombre e della stanchezza sbirciava le case che, perduto il colore si stagliavano scure, più oscure del cielo, più nere dei pensieri Un vago senso di paura lo attanagliava come un presentimento di morte come se il cuore cedesse a fronte del silenzio Svuotate le strade come vuota era la casa e le sue mura trattenenti fantasmi ricordavano solo l’odore di risate polverizzate e detersivo scadente Fotogrammi di vita gli scorrevano dagli occhi rotolavano lungo gote e giù, giù per solchi profondi e tristi del viso scavati dall’amarezza Anche quella sera passò oltre, non avrebbe varcato la soglia dei ricordi nella città vuota se ne andò vagando rimase solo la sua ombra, ma fu per poco
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L'autore
elena rapisa

Sono una bilancia sbilanciata eternamente in conflitto fra razionalità e sentimento: il più delle volte prevale quest'ultimo. Mi abbandono sovente al sogno e mi rintano nella solitudine per meglio scandagliare il mio io segreto e riassaporare ogni attimo di gioia vissuta. Credo fermamente che amare sia sinonimo di do

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Commenti (1)

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Mina Cappussi27 maggio 2017

E’ il ritratto di una città, ma anche di un’anima lacerata dal dolore, quello tratteggiato da Elena Rapisa ne “La città vuota”. Si evidenzia “un senso di paura” e quelle mura silenti che trattengono “l’odore di risate polverizzate e detersivo scadente”. La figura misteriosa passa oltre, non varca la soglia dei ricordi, lascia correre i fotogrammi della sua vita, che “rotolavano lungo gote e giù, giù per solchi profondi e tristi del viso scavati dall’amarezza”. La lirica appartiene, a pieno titolo, al filone della fotopoesia che “fotografa la realtà” e la scompone, laddove le case, “perduto il colore si stagliavano scure, più oscure del cielo, più nere dei pensieri”. Nella chiusa il rimando all’ombra delle cose, dell’apparenza.