Eppur par canto

In giulivo cinguettio è gaio risveglio
quando ancor oltre quel colle
non sorge abbaglio
e proprio in quell'istante l'eco rimanda
d'alcune creste l'orgoglioso canto.
Cor che di rugiada ancor s'irrora
nell'apprestar del novo e fresco mattino,
così prospetta audace l'odierno cammino.
Lieti scambi di trilli di ramo in ramo
tra madre quercia e pur sull'alto ontano
e gongola financo il vecchio melograno
ligio a cullar gli implumi piano piano.
Terra ubertosa emana il suo sentore,
colma di vita amena e pur di fiori,
come velluto l'erba si pone al sole,
languida, tremolante al capriccioso vento.
Così tra spighe e steli sale e s'espande
d'insetti il tedioso frinir...
cicaleccio che può sembrare canto!
©
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
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