Io
Nel veloce sorriso dell'estate si perde la vaga indolenza.
Primi i miei canti sorseggiano raggi di Sole estasiati.
Nubi lontane si fregiano di approssimazione.
Nel piatto della memoria c'è una gustosa pietanza,
la nuova giovinezza con la sua rossa livrea.
Nel refolo fugace della sera si impartiscono le danze.
Miele e ambrosia per le rette gambe.
Non sfugge nulla al crepitio delle stelle,
che da lontano filmano le gesta delle fanciulle.
Corroborato da un silenzio meditabondo leggo nella Luna la sana abbondanza.
Culmine nel lessico dell'ardita sapienza.
Non predicherò più i vanti del menestrello,
perché la vita mi ha regalato il suo figlio.
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