L'ultima lettera da "Stoccolma"
Andriuslan
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Ho contato le piaghe di queste mura
fino a conoscerle a memoria.
Ho imparato a contare le ore
senza mai vederne la luce,
riconosco la vita, ormai
vedendola scorrere negli insetti
che fuoriescono dalla terra
scivolandomi tra le mani
finendo per abbandonarmi anch’essi.
Si è dimenticato di me, il destino
o forse si ricorda eccome
ma più passano i giorni i mesi
e più me ne dimentico io, della vita.
Dimentico di ricordare per vivere,
è solo questo che mi trattiene
dall’ingozzarmi di terra, fino alla morte.
Gli occhi cercano nella luce,
che piccola dalle mura ne fuoriesce
rimangono concentrati
come farebbe la follia
che bisbiglia pregandosi
nel nulla del silenzio...
“Sono vivo
lo sono nelle braccia,
e nelle gambe che dormono vive
un po’ incrociate
un po’ supine,
negli occhi che si muovono nella luce,
nel rumore raschiante
di unghia nel muro... Vivo.”
Vorrei uscire dalla mia scatola di mura
e dal mio pavimento di terra,
smettendola di seguire
con i miei occhi la tua luce...
Qui si interrompe la mia lettera,
che si spegne sfocata
nel sangue che esaurisce.
©
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L'autore
Andriuslan
Amo la poesia leggerla e scriverla. Scrivo da sempre e di ogni cosa, mi piace inventare storie. I miei poeti preferiti sono Poe e Rimbaud, non disprezzo i grandi Italiani, trovo che la nostra lingua sia tra le più belle al mondo. Mi piace la poesia "maledetta" dei "veggenti" dell'Ottocento, la poesia horror, fino
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