Danzeremo nuovamente alle nozze di Cana
Non ti rattristare madre se non troveranno il mio corpo
se le onde come ammassi di edere lo nasconderanno
lì dove anche i fili di luce che pendolano dal sole
sfumano
Ti basta consolarti che anche il tempo si smarrisce
e quando lo fa
lascia una ruga
come segno del suo passaggio
come a dire:
“Io sono stato qua”;
“Sarà sempre presenza in te”
Anche io ti ho lasciato una vecchia cicatrice
in mezzo alle tue cosce...
...e non incolpare
oh dolce sposa mia,
mia amata donna, il mare;
non aver paura di bagnare ancora
i tuoi piedi nelle sue acque...
non temere di oltraggiare la sacralità dell’anima mia...
sentirò ancora su di me
il tuo odore di donna.
A te figlio mio che io chiedo perdono
per questo pane che non ho potuto spezzare
per il vino che non ho potuto bere in tua compagnia.
Per non essere riuscito a strapparti
i chiodi che ti hanno fissato
a legno e crocefisso...
e riscaldarti con mio corpo...
non più con vacche buoi artificiali.
A te padre
desidero che continui a guardare il cielo;
e a ripetermi le parole di un tempo:
“Anche il soffitto del cielo ha la pelle d’uomo:
la pelle bianca quando è giorno;
la pelle nera quando è notte...
solamente è... li vi è altro re a governare.”
Ricordi?
“Solamente li vi è altro Re a governare...”
Amavi ripetere.
Ecco ora...
non ho più confine da attraversare.
A te terra mia amata
a te che doni...
tu sai che il mare renderà i morti custoditi nel proprio ventre
e quando questo avverrà
danzeremo nuovamente alle nozze di Cana
e vino e pane e olio non mancheranno più alla mia mensa.
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