Sentor di caldarroste

Pigre distendon l’ali della mente
pensier che cheto cheto adagia
simile a mite foglia nel vento.
Così plagia quel cuor l’autunno
che di color pennella come tela intorno,
ma quel che i dintorni incuriosisce e impregna
è riarso quell’odor dei ciocchi di legna.
Gelida è la pioggia che tintinna al vetro,
stillicidio che culla divien scortando indietro.
Fanciullo quel passo frusciava sul manto secco,
suono che improvviso appariva losco...
tocco sonoro e rintocco di ricci nel bosco.
Quanto lieto quel caracollar con in mano il cesto
colmo di funghi dal sentor di fresco...
e quando le brume espandean all’imbrunire
assai lieto era pure il ritorno al casolare,
sbuffi tremolanti, pennacchi di fumo e spire
ch’elevavan da ancor lindo e ridente camino,
sedie e sgabelli intorno al focolare
e sulla sedia a dondolo quei ritornelli ameni...
gaie le risate in quell’aria di festa
mentre pian piano espandeva l’odor di caldarroste.
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
Commenti (1)
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Sergio Melchiorre18 settembre 2017
Poesia scritta in modo sublime! Complimenti di cuore!

