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Riflessioni 18 settembre 2017 · lettura 1 min · 1652 letture

Sentor di caldarroste

Vivì 674 poesie pubblicate
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Pigre distendon l’ali della mente pensier che cheto cheto adagia simile a mite foglia nel vento. Così plagia quel cuor l’autunno che di color pennella come tela intorno, ma quel che i dintorni incuriosisce e impregna è riarso quell’odor dei ciocchi di legna. Gelida è la pioggia che tintinna al vetro, stillicidio che culla divien scortando indietro. Fanciullo quel passo frusciava sul manto secco, suono che improvviso appariva losco... tocco sonoro e rintocco di ricci nel bosco. Quanto lieto quel caracollar con in mano il cesto colmo di funghi dal sentor di fresco... e quando le brume espandean all’imbrunire assai lieto era pure il ritorno al casolare, sbuffi tremolanti, pennacchi di fumo e spire ch’elevavan da ancor lindo e ridente camino, sedie e sgabelli intorno al focolare e sulla sedia a dondolo quei ritornelli ameni... gaie le risate in quell’aria di festa mentre pian piano espandeva l’odor di caldarroste.
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L'autore
Vivì

Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto

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Commenti (1)

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Sergio Melchiorre18 settembre 2017

Poesia scritta in modo sublime! Complimenti di cuore!