Morte del sonetto
Sto solido in questo sito "come d'autunno sugli alberi le foglie". Ho scritto sotto vari nick, quali"lo strimpellatore" e altri, ma in realtà sono quel Lorenzo Crocetti per sette volte almeno cacciato dal sito per i suoi interventi, da spirito (forse troppo) libero, ma poi sempre riaccettato. E continuo a starci beata
Commenti (1)
No, il sonetto non deve morire. Lo dimostra il bravo Autore con questo, tra l’ironico e il faceto. Mentre in un suo precedente sonetto aveva usato anche endecasillabi tronchi (solo in apparenza decasillabi), in quest’altro ha usato anche endecasillabi sdruccioli (in apparenza dodecasillabi), oltre all’aggiunta di una terzina (cd. sonetto caudato), facendo intendere come è in realtà che l’endecasillabo (soprattutto piano, ma anche tronco e sdrucciolo) è il verso più diffuso della Poesia italiana da Dante in poi. I versi del Crocetti, quindi, lungi dall’essere patetici per stile o contenuto, sono frutto di capacità creativa, cultura e familiarità con la vera Poesia, forse oggi abbastanza bistrattata. Un plauso al valente e bravo Autore.
