Ritorno al paese
Sto solido in questo sito "come d'autunno sugli alberi le foglie". Ho scritto sotto vari nick, quali"lo strimpellatore" e altri, ma in realtà sono quel Lorenzo Crocetti per sette volte almeno cacciato dal sito per i suoi interventi, da spirito (forse troppo) libero, ma poi sempre riaccettato. E continuo a starci beata
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Tutto cambia lentamente sotto i nostri occhi e, se il cambiamento di ciò che vediamo ogni giorno è quasi inavvertibile, quando abbiamo l’occasione di rivedere dopo tanto tempo un luogo amato quasi non lo riconosciamo più, perché le differenze rispetto al passato si sono accumulate e piombano tutte insieme nella nostra mente (non accade la stessa cosa, ad esempio, anche per le persone riviste dopo tanti anni?) : questo tema è trattato da Lorenzo Crocetti con la sua solita lucidità poetica, in perfette e linde quartine di endecasillabi.
Versi che nella rievocazione, colma di nostalgia, per l’infanzia ed i sogni fanciulli, mi hanno ricordato con dolcezza "Romagna" del Pascoli, anche nella memoria dei cari genitori che ora riposano all’ombra del cipresso. "Ma da quel nido rondini tardive, tutti tutti migrammo un giorno nero. Io, la mia casa è or dove si vive, gli altri son poco lungi in cimitero". Il ritorno al borgo nativo delude il Poeta. La soavità dei ricordi sfuma come bruma d’autunno al sole. Non ritrova nel paese fra le colline la gioia bambina perduta e consolazione è per lui tornare alle calde luci e alla vita di Firenze.
L’Appennino, salendo da Fiorenza verso la Futa, certamente acclama la parte chiara, che nel cor s’addensa... siamo esuli dal Ciel, Che le alme chiama.

