A mio fratello
Ricordi, fratello, quand’eri bambino,
che corse, che giochi fin dal mattino!
Levàti dal letto ancor prima del sole,
lavàta la faccia nel vicino canale,
poi, via per nidi fino a tarda sera.
Com’era bello: vero fratello?
Se non si tornava per il desinare,
nessuno ti veniva a cercare.
Il lavoro ne’ campi più interessava,
e l’intero giorno allora impegnava.
Quando, da scuola, a casa tornavi,
nessuno, a quell’ora, trovavi.
Qual’era ‘l "tesoro" a saziare la fame?
La fredda minestra, un po’ di salame.
Ricordi quel rosso berretto
che non era mai "al suo posto"?
Appena, sulla testa, l’avevi assestato
ecco: uno schiaffo te l’ha già spostato.
Tutti potevano, a torto o a ragione,
sentirsi "liberi" di darti un ceffone.
Non solo lo erano mamma e papà,
ma anche chi era più "grande" di età.
Esseri piccoli, la sola ragione
che giustificava lo scapaccione.
Ora, che tutto è cambiato,
se lo racconto non sono creduto.
Ecco perché chiedo a me stesso:
da allora si è fatto vero progresso?
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Commenti (2)
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Eolo18 ottobre 2017
Un ripercorrere momenti d’infanzia sentiti nel cuore, un tempo che fluisce nel ricordo. Il mio elogio
a
adriana sini19 ottobre 2017
I ricordi di una vita vissuta hanno sempre un non so che di poetico, e in questo caso il realismo con cui son proposti, diretti, senza alcuna metafora a mediare, rendono ancora più interessante la lettura di questo testo che ci riporta ad una vita talmente lontana da poter apparire falsa ai giovani d’oggi, che nemmeno immaginano quanto differente potesse essere la vita di due bimbi quando in famiglia mancava di tutto, sostentamento e affetto...
