I miei versi
I miei versi sanno di tabacco e rabbia
di passi scaduti
di momenti dimenticati
ad una fermata qualunque di un tram
di grandi abbuffate o digiuni forzati
di abbandoni e ricongiunzioni
e di congiunzioni, avverbi
e di aggettivi qualificativi
che hanno la pretesa di qualificare il Nulla
I miei versi sanno di marciapiedi
calpestati e ricalpestati
pieni di buche, fango e gente che puzza
oppure profuma di vento freddo
di cassonetti che straripano
e di topi, di merda di cane
e di siringhe abbandonate
I miei versi sanno di fake
di stronzate e puttanate
che leggo sui muri o sui social network
come fosse un quotidiano serio
che di serio ha solo il nome
i mie versi sanno di Venerdì e di Robinson
su un isola troppo affollata per essere un’isola
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