A Cuore Aperto
Io corollario delle mie malinconie fungo da genitore della mia sorte.
Le mie prime luci le ho vissute con una tempra forte.
Poi trascesa l’indolenza maturò la coscienza nell’odore della terra.
Virgulto imprescindibile della mia sanità logoro il tempo nella sua brevità
sensazioni del cuore ormeggiano nella cattività.
Sono un rimedio per la mia libertà,
nei giorni del cuore e della mia vanità
Il disprezzo per il mio non parlare sconfina nel sentimento.
Buio il disincanto si fa strada fra le mille paranoie.
Vorrei implementare un discorso che abbracci la speranza,
colmando i vuoti della mia assenza.
Gli inganni della mia solitudine creano spazio alla fantasia,
mare calmo della quiete mi culla nella bambagia.
E se poi colgo l’ardire dell’entusiasmo,
addio alla invecchiata sorte e al nichilismo
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