Monologo di una vittima

L’Etna l’ha vista nascere e crescere tra le nere pietre laviche e sotto un cielo blu, adesso vive a Favara in provincia di Agrigento all’ombra dei templi e con lo sguardo volto all’azzurro mare. Ha due meravigliosi gioielli: le sue figlie. Scrive per moti d’animo che non riesce a frenare, tiene penna e taccuino in ogn
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poesia dolorosa di una realtà troppo reale, un susseguirsi di soprusi e maltrattamenti corrono tra i versi, nell’anima.
Purtroppo i violenti non cambiano. La donna, vittima di violenza, prega e spera che il suo uomo cambi, che diventi ancora l’uomo affettuoso che era prima ma... è impossibile. Anche prima era violento ma si nascondeva dietro a una maschera. Dopo la prima scena il dottor Jekill si trasforma in mister Hyide e la vita si trasforma in un inferno.
la violenza sulle donne non finisce mai, la donna crede nella persona che ha amato e rifugge l’odio, ma il più delle volte per lei non ci sarà un altro giorno... molto ben stilata...


