Er monumento ar belli
Giuseppe Caporuscio
5 poesie pubblicate
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Quer monumento tutto intartarito
m’ha svejato ‘na certa sensazzione:
come si a quer muretto e a quer bastone
ce s’areggesse un omo ormai sfenito.
E su quer grugno, triste e impenzierito
c’era stampato er classico magone
de chi arimpiagne ‘na generazzione
co’ quer sapore antico ormai sparito.
Li vicoli, li “Più”, la passatella,
la Roma de Pinelli e Papalina,
er Conte Tacchia su na carozzella.
Ma tu, Gioachì, ristira la marzina,
che puro si sta Lupa nun è quella
la discennenza è sempre fumantina!
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L'autore
Giuseppe Caporuscio
Commenti (1)
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Antonio Terracciano4 dicembre 2017
Un ottimo modo di rendere omaggio al grande Giuseppe Gioacchino Belli è stato quello di dedicargli un sonetto (con schema ABBA ABBA, più volte usato dallo stesso Belli, per le quartine, e CDC DCD per le terzine), genere poetico del quale Giuseppe Gioacchino era un vero maestro (ne scriveva anche tre o quattro al giorno...) L’autore resta un po’ male nel vedere il monumento del Belli piuttosto malandato, ed immagina che il grande poeta dell’Ottocento sia triste per la scomparsa della sua Roma papalina; ma lo invita a non crucciarsi troppo perché, anche se la città non è più quella di una volta, i suoi abitanti rimangono ancora fumantini, cioè svegli, focosi e un po’ litigiosi.
