Ci sono ancora pasticcini nella casa della signora del te delle cinque
Hariseldom
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Stanno sedute a pregare prima del tè delle cinque
Le buone e brave signore nella casa fuxia
Un gruppo di preghiera per richiesta lontana
Bolle l’acqua della teiera
Gorgoglia e borbotta
Non è il nostro Papa
Mormora la moglie del poliziotto
Pasticcini fragranti
Latte o limone
La buona borghesia
La buona famiglia
La signora più in carne tradisce in silenzio
Se la bionda sapesse di suo marito
Ma il tè nasconde le voglie
Da sempre sotto le gonne.
Che poi questi stranieri non pagano il biglietto
Ma andassero al sud borbotta la figlia del farmacista
Mentre raccolgono indumenti per i cani del borgo.
La padrona di casa sparla della vicina
Una marocchina che vuole una moschea
Che roba signore
Che roba povero il nostro Gesù.
Dalla mensola della cucina
Si schioda il povero Cristo
La puzza delle signore del tè
Ha arrugginito i chiodi della croce
Forse vorrebbe fuggire
Quel palestinese crocifisso dalle signore del tè
Ma il gesso di un braccio alza il pugno per protestare
Mentre il cane lo lecca per consolarlo.
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Commenti (1)
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avidadiva2 gennaio 2018
La parabola del fariseo, il moralismo inopportuno e falso, colui che guarda la scheggia altrui e non vede la trave conficcata nel suo di occhio e poi... frasi di circostanza, luoghi comuni al solo scopo di mostrarsi e facce ridipinte per l’occasione, la voglia di apparire e non di “essere” nel problema, nell’urgenza altrui. L’intento è lodevole (almeno un occhio che va al di là del solito orticello personale…) ma il suo limite, a mio parere, è l’aver dato un’impronta chiaramente populista e l’aver tratteggiato un quadretto stile americano anni cinquanta (il falso perbenismo americano…). Insomma, anacronistico, anche se il tema resta sempre attualissimo.
