Del mio vivere leccai un desiderio e la morte mi separò dalla menzogna
Hariseldom
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Vissi con un violino bucato
chiedendo alla vita elemosine di baci
ma la vita mi diede colpi di tosse
e la tisi distrusse il desiderio dalle gambe.
Amai ogni menzogna
lasciva e brutale
amai come amor non si dona
e scesi a passi di lumaca
la collina dei freddi diamanti.
Accorsero mille donne al mio gracidare
io rana dalla pelle appiccicosa
sedetti sul sasso unto di sangue e rapina.
Abbandonato su una barca alla deriva
incrociai in una tempesta vascelli di emigranti
sputai la menzogna di un mondo di santi
e li vidi affogare maledicendo il mio nome.
Al ludibrio delle folle osannanti
regalai una parabola di guerra
e loro inseguirono la mia voce
e sprecarono i loro pochi anni per un sogno.
Nessuno porta fiori alla mia tomba
nascosta dall’ombra di un barone
un tale che si credeva di me migliore
ed è per questo che gli rubai la sua donna.
Leccai la vita ma era fredda e gelata
e la lingua ad essa mi rimase attaccata
così che non potei più ingannare le masse amorfe
con la mia voce seducente e menzognera.
Ora che morte ha concluso ogni cosa
solo ora comprendo che le ossa sono giuste
ora solo comprendo che l’amore
lecca la vita, ma ama la menzogna.
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Commenti (1)
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Eolo15 gennaio 2018
Testo molto lucido e intenso, cruda a tentare di dare significato alla vita, Forse all’amore e al confronto con altri. Versi che muovono un sentire profondo!

