Nunc dimittis servum tuum, domine
Il primo nato, come vuol l’Ufficio
doveva essere al tempio presentato
offrendo due colombi in sacrificio
per essere al Signore consacrato.
E, come tutti, pur Gesù bambino
dai genitori al tempio fu portato.
Di Simeone si compì il destino:
era tardo d’età quest’uomo pio
ed era ormai ridotto al lumicino
ma da tempo lo Spirito di Dio
gli aveva confermato la speranza
ch’egli avrebbe goduto del tripudio,
d’una gran gioia e viver abbastanza
per conoscere il Cristo del Signore:
e lo conobbe in quella circostanza.
«Sono felice, ho visto il Salvatore»,
pensò con il bambino tra le braccia
«Posso morire, adesso, mio Signore!»
Simeone col riso sulla faccia
accolse e benedisse la famiglia
e disse, forte, ancora come roccia:
« Beata tra le donne, dolce figlia,
Madre del mio Signore, soffrirai:
una spada nell’anima s’impiglia
ma i segreti dei cuor conoscerai.
Ha grande sete questo vecchio cervo,
col frutto del tuo sen l’estinguerai.
(Or lascia, o mio Signore, ch’il tuo servo
sen vada in pace come promettesti:
Tu la Salvezza che con l’occhio osservo
ai popoli l’hai data con i gesti
del Padre che magnanimo perdona.
La Luce per le genti che ci desti
è gloria ch’Israel non abbandona.)»
©
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L'autore
Benito Ciarlo
Sono nato in Calabria e mi sono trasferito giovanissimo in Piemonte, in una piccola città dell'alessandrino, che adoro: Serravalle Scrivia. Scrivo poesie da quando avevo tredici anni e continuo a farlo con la stessa passione e la stessa rabbia di allora. Rabbia determinata dagli studi diversi da quelli che avrei amat
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