Il mio abito
Un peso grava sulle mie galassie
A ritmi di lontana concentrazione
E mi perdo tre ore di verginità
Mentre ti sussurro il terremoto dell’altrui malvagità.
Cigni di monumentale osservazione,
ci scrutano come pane in giornate d’orazione,
e le gocce di acqua bollente ... bruciano il seno incombente.
Mi rimane l’abito tuo di pizzo proverbiale
Che spruzza la pelle con il suo sangue carnale,
divora il mio emisfero boreale... per potersi nutrire di quello squisitamente australe.
Rame è ora il coro del fregato mio balcone,
crisi in dipendenza da una strana sensazione.
Oltre vedo la fine di una voce in scala di maturità
Grida e colpisce la lingua della verità.
©
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La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
ho letto con piacere la composizione. (Francesco Rossi)
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