Impressioni di Primavera
Impressioni di Primavera
L’urlo dei bambini che giocano nel parco urbano,
vorrei urlare anche io così e liberarmi:
dalla sofferenza, dal dolore, dall’ansia di vivere, dalla paura.
Ragazze passano, rivelando speranze di taciuto amore
Non ne hanno.
Il vento accarezza il mio malumore;
i fiori, gli alberi, le foglie: sono estetica vivente per tirare a campare.
Mentre io sono: morto!
Sangue dalle mani, sangue dal cuore:
sono il mastino ferito del mio affannato respiro,
non ho tempo per la normalità d’amare.
Sono il poeta che vede il poeta vestito bene
e davvero penso "sarà la volta buona" e invece...
A volte incarno l’esistenza di qualcuno mai vissuto qui.
Ha senso il tempo a tormentarmi il cuore,
ha senso la pioggia a ritmare la sua voce
infinito per infinito sul mio cranio raggelato;
che tempo ha mia madre? Che stringendomi la mano dice: "Addio".
Sbagliato io nacqui,
ma da un onesto nido d’amore,
avessi raccontato il mio viaggio da allora, tutto si sarebbe risolto.
Sono il pulcino che pigola dal nido,
una goccia argentea su un prato,
un coniglio di sasso e una foglia di carta coi denti spezzati.
Bevo caffè nero di fuoco tutto in un sorso,
mi tieni sveglio, mi dai: speranze.
Sono l’Atlante che riversa luce sulla tua figura, la fabbrica del sorriso,
l’ansia di rimanere morto stecchito.
Il merlo nero che zampetta
mentre m’osserva incuriosito,
sul prato non ancora fiorito
E fumi meraviglianti,
vetri verdi di birre lucenti.
La panchina nascosta degli amanti
L’umore gaio degli adolescenti.
La dimenticanza di una nuvola in sosta:
E’ un cane di pezza
c’abbaia, ma non morde
alle mie orecchie sorde.
©
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