Auguri Padre
Io li conosco,
Li conosco quegli occhi.
Alzavi la voce
Non capivo
Eri il grande
Obbligato a sapere
Chi urla non sa spiegare.
E tu non parlavi
Ti imponevi
Con quegli occhi mi frustavi
Erano nocche
Erano cintole
Erano legni
Erano cavi
Che ferivano
Non meno degli occhi
Che vestivi
Quando il senno perdevi.
Piangevo
Gridavo
Pregavo
“Pietà padre,
Pietà!”
Ma tu non c’eri
Con quegli occhi non eri
Sangue nello sguardo
Diventavi.
Mai una parola
Per rasserenarmi
Mai un abbraccio
Per calmarmi
Mai una carezza.
Le tue mani le ricordo
Erano segni che lasciavi
Sul mio corpo.
Padre io non ti ho scelto
Non lo avrei mai fatto.
Eppure
Nonostante le cicatrici
Provocate da quello sguardo
Io ti perdono padre.
Ti perdono perché
Essere padre non è mettere al mondo un figlio.
©
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Commenti (1)
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Eolo20 marzo 2018
Testo struggente, lucido, forte, di condanna e di perdono. Un doloroso viaggio d’infanzia dove chi ci ha donato la vita non capiva, rubando ogni momento con atti sconsiderati. Forse non siamo nessuno per giudicare, siamo stati figli forse saremo genitori padre di figli che dovremmo veramente amare. Versi amari che flagellano il sentire e lo sguardo del lettore. Un dolore senza fine ma che da il giusto significato nonostante tutto all’amore per il proprio padre concedendo prima la speranza poi il perdono.
