Libeccio
Hariseldom
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Questo vento che scompiglia i miei pochi capelli
mentre le onde alzano le gonne contro la scogliera
e quell’autobus 21 pieno di studenti.
Siamo carne da macello
stipata dentro una vettura
che ha visto cieli senza neve
e albe senza sporco sui sedili.
Ammassati, stretti
pigiati come animali al macello
fermata dopo fermata spingiamo corpi sudati.
Intanto il vento apparecchia sabbia
la poggia sulle auto
disegna ghirigori sui vetri
dove l’ultimo insetto ha partorito.
La fermata davanti ai manifesti funebri
banali fatti per un ricordo che sfuma
due pianti, due chi se lo aspettava
e quanti anni aveva.
Così immagino sarà il mio
quando il tempo scadrà nella clessidra
e forse questa sabbia del libeccio
e la sabbia delle clessidre che si svuota.
La morte è solo apparenza
la vita è solo una credenza piena di bomboniere
il resto è il vento del Libeccio
che oggi mi porta dove non vorrei andare.
Una ragazza trattiene la gonna
un vecchio rischia di cadere
ma il mio gatto che è un puttaniere
miagola in cerca di una compagna
e io scrivo versi alla lavagna
di morte e di vita ma è colpa
solo colpa del Libeccio.
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Hariseldom
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Commenti (2)
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Augusto Cervo20 marzo 2018
Racconti di vita e di morte con il libeccio giudice supremo e colpevole; complimenti mi è piaciuta tantissimo.
carla vercelli20 marzo 2018
Che bella poesia... riflessioni sulla vita e sulla morte con puntuali e pungenti immagini e con una dulcamara ironia di sottofondo che valorizza i versi. Molto apprezzata!


