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Riflessioni 16 aprile 2018 · lettura 1 min · 621 letture

Mah! (la macchina del tempo)

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Romavide 14 poesie pubblicate
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ora che il tempo è poco che la clessidra è quasi esaurita che non si può più barare, più girare e ricontare, ora cosa rimane? Esiste un luogo dove ancora è quello che è stato oppure questa corsa è verso il vuoto?
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In questi versi non c’è la speranza di un "paradiso", di una sopravvivenza alla morte, a cui tra l’altro non credo, ma quella che "ciò che è stato" possa in qualche modo continuare ad esistere nella sua oggettività e non come semplice ricordo che si affievolisce, o causa di successivi effetti. A ritroso, come in una macchina del tempo, mi piace pensare che possano continuare ad esistere, nelle azioni passate, i miei cari, il bambino che giocava a Villa Doria, le persone e tutte le cose amate e perdute.

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Commenti (1)

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sergio garbellini18 aprile 2018

Un testo alquanto interessante per coloro che viaggiano oltre gli ottanta anni e vedono il futuro assottigliarsi ogni giorno di più. L’Autore si chiede: "Cosa resta?" Purtroppo solo qualche minuto ricordo per gli altri che rimangono in attesa per poi passare anche loro a miglior vita, è la legge della natura di cui ogni essere umano dispone. Bella per il significato delle sensazioni interiori descritte in modo semplice, ma coinvolgente, piaciuta.