Gongolar delle nubi

Assai ombroso il mattino si leva
con quel bigio pennella assai greve,
a mugghiare il dissenso anche un bove
...e così ancor scroscia e ancor piove!
Quanto serra dietro ai vetri l’umore,
che divien dei pensieri il censore
ancorato a quel ciel vieppiù si dispera
quel pensar che tra i lampi trincera.
Mutano rivoli in loquaci fontanelle...
stille di diamante come improvvisate stelle,
ma tra verdi germogli e fronde novelle
di grazia posa come aspersa rugiada
o come manna che t’attendi che cada.
E’ lucor che t’abbaglia dai i tetti,
è scintillio d’asterischi sui prati...
stillicidio continuo sui nidi
che soverchia gli accorati richiami.
Così orfano d’intrecci e di voli
pare mesto quest’oggi anche il cielo,
rannicchiate penne e piume al riparo
con la brama di sole e tepore.
Ticchettio sui vetri che zittisce i rumori,
ovatta il bigio plagiando i colori...
gongolar delle nubi da mane a sera
e dissolve così del bel tempo chimera!
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!
