Del mio mutar nei giorni
Hariseldom
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Di quel respiro che porta vento
di queste ossa aggrovigliate e stanche
il mio mutar nei giorni
che il tempo crudelmente adopra.
Di questa incostanza alla ragione doma
di quel marxismo che non mi fa dormire
dinanzi al proliferar dei muti
gli obbedienti servi del re pagliaccio.
E guardo stanco lo smuover dei pini
con una pasta napoletana per la strada
e donne a gonne corte
a capir che al stagione del mare s’avvicina.
Di nulla conservo a lungo ricordo
oppresso da una strana malinconia
come pescando dalla riva pesci
che ad abboccar non hanno alcuna voglia.
E osservo il mercante andare al Tempio
con la divisa bianca di templare
appena uscito da una rivista
dove le puttane costano poco come le menzogne.
E vorrei gridare ai nazionalisti acerbi
che le loro mogli lavoran da un pezzo in quel teatro
e sanno soddisfar ad altri le strane voglie.
Ma temo di incorrer nello sconforto
e mi lanceranno contro busti del duce in bronzo
pur di colpirmi in testa
perderan le corna
mentre la tempesta mi invecchia e mi scompiglia.
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