Di fronte ad un’acqua che schiuma gli umori
Pier Giorgio Cadeddu
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Un vento freddo di granito non aiuta a sentire
Suoni e orchestre di mare ed armonie di onde,
non aiuta certo a solfeggiare una partitura per fondali e cuori;
lo lascio sfilare sulla pelle senza reagire
mentre il golfo canta di gola un inno oscuro,
danzando liturgie ondulate,
sacerdozio pagano
tra increduli uomini e la sacralità del mar tirreno.
In visioni olimpiche, il dio dell’acqua
offre il suo sogno atlandide
sempre diversamente affascinante e incognito
a tutti noi randagi senza meta;
richiamandoci alla terra ed alle distrazioni
tra conchiglie e tempo.
E in questi tempi senza gabbiani
(evaporati nel profumo di zolla)
ognuno ha il suo mare dei sogni,
quelli grandi degli abissi,
quelli leggeri sulla riva che piange.
Sottilmente schiumano gli umori,
persi e lasciati andare in passi di amanti
tra le piccole pietre nere e i residui di luce
affievolendo orme e silenzio.
©
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Pier Giorgio Cadeddu
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