Ubertosa creatura

E s’aggrotta quel ciel sempre incerto,
par che avvolga in ovatta l’umore
e asseconda lo spirar del più esperto
che dipana in spumeggi il candore.
Sprazzi d’indaco fanno sin capolino
e ridonda di freschi suoni il mattino,
vibra in aria gran frullare di vita
pigola al nido quella appena concepita.
Ali gagliarde a posar su corolle,
briose frizzano le gorgoglianti polle,
alla gola espande la brama di bervi,
s’insinua rancido il crocidar di corvi.
Promessa cupa vien dal celeste impero,
acqua a catinelle, tuoni e sin saette,
in quel tempo ombroso che s’adira in fretta
sbaragliar di quiete è il mesto coro.
Piegan le fronde al vento che rinforza
ma solida è la quercia dalla dura scorza,
chioma ubertosa di arcaica creatura
come un ovile offre riparo e rassicura.
©
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Alla grande. Segnalo la composizione. (Francesco Rossi)
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