Ligia s’adegua

Ligio s’adegua all’umor gentile,
spumeggia e fruscia risacca all’arenile,
canto del vento a scandire il mare,
melodia soave che leva e sa di sale.
E’ vespro pacato a placar quell’onda,
garrulo è il volo stridente che fa gran baraonda
e in attesa che il sol si congeda all’imbrunire
lo stormo posa al molo, è l’ora di dormire.
Cielo salmastro, voluttuoso cielo d’occidente
cambi vieppiù la veste e indossi le notturne tinte,
espande il crepuscolo melanconico sponsale
silente e oscuro dal fronte fino al crinale.
Eppur non avvolge né in bambagia né in oblio
rinasce nuova sera e s’adorna di un fruscio,
s’alza la fiacca marea plagiata dalla luna
sommerge la battigia e s’accoppia con la rena.
Connubio romantico finché non sarà mattina
riscontro di gorgonie, conchiglie e stella marina...
batte e ancor ribatte la schiuma alla scogliera
laddove levava il canto di sirena prigioniera.
©
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
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