Senza nome

Piegato nella postura
lo sguardo vacante,
minuto nella statura,
muto dolore in pianto.
Bisbigli nella stanza
persone lì a ricordo,
alcuna l’importanza
nel suo vuoto sordo.
Immobile sul letto
seduto su un lato,
il mento sul petto,
le mani incrociate.
La sua carne morta
lì, supina accanto,
una guerra sofferta
ogni speme spenta.
Lunghi capelli neri
sciolti sul cuscino,
corti tremolanti ceri
siti sul comodino.
Il respiro era fermo,
il suo viso cenere,
una statua di marmo,
una pallida venere.
Silenziando le suole
mi avvicinai lento,
Non avevo parole
per il suo pianto.
Gli sfiorai la spalla,
uno sguardo sconfitto,
mi ha gelato la pelle,
ammutolito il petto.
Un dolore senza nome,
un dolore mai sancito
seppellir il proprio seme,
e restare ancora in vita.
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Commenti (1)
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Sara Acireale27 luglio 2018
Non c’è dolore più grande per un padre di vedere morire il proprio figlio. È qualcosa di terribile, di estremamente innaturale che gela il sangue nelle vene. Cosa dire a genitori disperati? Niente, soltanto un abbraccio. Le parole risultano vane in certe circostanze. Un argomento importante, non facile ma ben trattato dall’autore.
