Il pugile
Il pugile sa storcere il naso,
come sa che sotto sotto l’altra guancia
conviene. Dimentica presto e vive bene.
Alla campana risponde coi muscoli,
lo slancio della fatica, lo spasmo che non pensa.
La vacuitá del quadrato accoglie sintonico
le sue finte; all’apparenza le si direbbe allegre.
Invece è triste il rimbalzo delle corde
e il colpo che non riceve l’anima pallida
non sa sferrare. È un angelo senz’ali.
Un satiro rintronato dal silenzio.
La platea? Un diavolo spaventa meno!
Il pugile è muto, ma non sprovveduto.
Se servisse per restarsene al buio,
il suo mento schiverebbe Giove
e tutta la polvere di Saturno.
Ché qualche legnata s’incassa meglio degli applausi.
Ci si curva in se stessi, ci si fa piccoli e scuri.
Densi, come una stella spenta.
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