Uomini in mare
Abbiamo visto uomini in mare.
Facce emaciate, braccia lunghe e gambe
stanche. Occhi aperti e tasche vuote.
Libere schiene e stomaci in subbuglio.
Poi, sopra tutto, il sale: sul mondo
in vetroresina, sulle voci e nei pensieri.
La smorfia luccicava, impigliata sulla cresta
rifletteva infinita ma si svuotava presto.
Così, vacuo appariva lo sguardo volto al confine,
mentre l’identità ad ogni onda sbiadiva.
Vi abbiamo visto.
Patetici uomini: al meglio
che può andarvi siete numeri,
al peggio pesci alla deriva,
ulva disfatta, brezza d’irrilevanza.
Repleto l’intestino ha reso corta la memoria
ed il disagio una parola che dentro non risuona.
Vi abbiamo contati. Vi abbiamo discusso.
Al mattino ci siamo svegliati come ancora stanchi.
Il sogno di un abbraccio ci si scioglieva lungo la nuca.
Siete scomparsi a gradi, come neve sulla sabbia.
Perciò, conservate pure le urla tra le ginocchia.
La dignità dell’uomo brillerà oltre lo spazio.
Alcuni rimaranno immobili, le ossa nel fango,
e il freddo nel tempo spegnerà ogni luce.
©
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