Come terra promessa

Terra promessa, ma utopia assai lontana,
la temi aliena seppure appar divina,
oasi a vagheggiar oltre il deserto,
chimera che balena in ciel ch’è sempre incerto.
Orme tue profonde cicatrizzano sulla duna
sotto un sole del diniego e una sanguigna luna,
fasciame rabberciato a traballar sul mare,
culla improvvisata e pur legna da bruciare.
Scarrocciano così i sogni, con i desii e le attese,
vita da definir, in un limbo a vagar sospesa,
pellegrina che arranca al santuario d’Europa
e rinnegata figlia d’arida terra cupa.
Bieche quell’ali a volteggiar sull’onde,
infausto presagio che scruti tremebondo,
disumano è il tributo per il dio degli abissi,
occhi ormai vacui che al ciel guardano fissi.
Scorre tra le mani acqua che sa di sale
s’infrange sulla chiglia l’angoscia che fa male,
burrascoso pensier a cozzare contro un muro,
oltre quel fosco fronte chissà se c’è futuro.
A te anima dispersa tra anime vaganti
appare la tua isola laggiù all’orizzonte,
tra bruma che leva e spruzzo salmastro,
forte richiamo leva da quel pozzo d’alabastro.
Ignoralo come incanto di malefiche sirene
e mira verso il sol che irradia il cor di speme
continua dunque il periglioso viaggio
...a balenar era soltanto un miraggio.
©
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Molto bella, Vì. Un abbraccio! (Maria Rosy)
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