I miei vent’anni
Lucia Zappalà
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Troppe ferite aperte dall’amore,
un cuore modellato da mille pene,
saliva l’affanno sbarrando ogni gioia,
e la pace: ricordo di altri giorni.
Credevo d’aver perso ogni partita.
Ma una sera d’inverno tra brezze bizzarre
qualcosa di strano scintillava sulle rotaie;
un treno arrivò puntuale a piccoli passi.
Altro non mi offrì che chances davanti agli occhi,
mi abbagliò un impeto di speranza.
Sommersa ogni capacità di giudizio,
salii sul convoglio con l’animo compatto,
sofferenze addossate le une alle altre,
strette insieme, troppo strette
come se in quel contatto si moltiplicassero.
E all’improvviso di tutti i sogni
scelsi Firenze, di là dal mare:
fragranza di vita inedita,
un nuovo domani senza fine né morte.
Sapeva di felicità.
Troppo ingenua e dispersa in quella sera,
non ho saputo fare altrimenti
quando di me non trovavo più niente
e tutto si complicava come certe cose oscure.
Sconforto che si alzò al di là dell’infinito.
Senza batter ciglio, vidi scorrere
tutta quanta la mia isola
lido per lido, onda dopo onda.
Ne ho contato tutti i pezzi
nell’addio amaro fatto troppo in fretta.
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Lucia Zappalà
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