Inverno
Inverno, di piú spaventi se ancora non sei,
quando il tuo odore è nei venti del toro
e la paura scorre in sangue che non s’accostuma.
Nell’onda dell’attesa. Non nell’arrivo della schiuma,
bianca a battigia. Non nella nebbia o nelle crepe
del freddo che sfila brillando sull’asfalto.
L’angoscia è nei fumi d’estate passita,
nel ricordo di tramonti più alti,
nella rugiada che non asciuga.
E non ti temo. Ma mi disturba l’inesorabile.
Mi frustra l’immobilismo della prospettiva,
la fatalità che sgorga puntuale
se delle pietre il significato è modesto.
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