Giochi che non colsi
Rosaria Catania
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Cercar ancora di ricordar
metterlo su scritto
svanirà col tempo quella piccola traccia
la mente invecchia e cancellerà tutto
là in quel paradiso
dove crescono limoni e arance
la mia bella isola siciliana
baciata dal mare e dal sole
e dove l’odor di menta e basilico ti stordisce.
In quella bellezza son nata e cresciuta
fui abbracciata dalla sabbia dorata
e dal profumo di salsedine
e con l’odor forte di pesce appen pescato.
Eran turchine le sere d’estate
indossavano abiti di stelle
che brillavano e pulsavano di gioia
e con lo specchio del mare facevan giochi
come l’aurora boreale col cielo.
Duro da estirpare il ricordo
di quei pomeriggi in me solitari
rintanata in soffitta
mentre aprivo lo scrigno proibito.
Il grande baule di nonna
era un vero tesoro
c’èra di tutto
abiti, sottane
mutante, tende, scarpe
era tutto da scoprire agli occhi miei.
Acciuffavo tutto
indossavo, intrecciavo
tende, nastri, fiocchi
merletti e camice da notte
sentendomi una piccola spagnola,
era come entrare dentro la luna
la testa persa andava fra le nuvole.
Sento ancor l’odore di naftalina
penetrarmi nel naso
cianfrusaglie, ninnoli
ed in quell’antico mondo di odore sparso
mi accompagna ancora
come un’ ignoto traditore.
Non ho dimenticato la casetta
con su quattro sedie e una coperta
per tetto fermata dalle mollette da bucato
ed io rintanata là sotto
a pettinar e dar da mangiare alle bambole
vestita da spagnola
con in testa un fiore spennacchiato.
Dove sarà quello sguardo di purezza
affascinante incanto di magia
un uccellino in gabbia ero e lo sono ancora
sognatrice di favole, principi e fate
con l’unico mio amico irreale
un folletto
che si vestiva dei miei sogni
del mio tempo
e ne fu amico d’infanzia
fra oleandri, conchiglie e liquirizia.
Sotto la coperta
tutta sola giocai
la mia vita
con l’invincibile ombra amica
che si racconta e si ricorda
e mai si dimentica
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Rosaria Catania
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