Se un giorno straniera
La carne che mi riveste
non mi conosce.
Non tralascia le pieghe anzi,
si insinua dove non può e
assoggetta la peluria al suo volere.
Sono straniera quando,
passando davanti allo specchio,
vedo quella carne che
prova le pieghe ai lati della bocca,
le allarga,
comprime,
fa qualcosa a cui io non partecipo
se non come spettatore.
Mi ricorda un viso che conoscevo,
schiantatosi in terra prima dell’impatto.
Straniero come sempre
quel povero macello a cui son destinata.
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