L’ultima mosca di novembre
Rosaria Catania
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Potrò esserne benigno
parlarne con qualcuno
sul bordo della nera lavagna
se ne stava guardinga e ferma ad aspettar
un gran talento
inutile porle domande
cogliere l’attimo per fuggire via
essere compresa
per rimaner viva
l’avevo ascoltata
sentita ed intuita
in ogni sua mossa e movimento
mi vibrò li proprio sotto il naso
con le sue esili ali
masticava
scivolosa
vischiosa
se ne stava ben ferma e salda
sdraiata sul foglio bianco
attenta e silenziosa
strisciava e volava via
un viaggio ondeggiante
vibrava nell’aria incerta
nei suoi versi immobile
fermi sull’istinto profondo spiava
ispiratrice sommessa
sapiente e furba
sulle rime arcuate arrotolava le strofe
sui vetri appannati si specchiava
sbattendo un po’ il corpicino
e sulla luce si annebbiava
trasfigurandosi nella sua perduta trasparenza
era un sì, ben detto
una piccola mosca birichina
anzianotta e ben caparbia
volava di qua e di là
voleva uscire fuori a respirar l’aria
voleva cantare e giocare ancor
con la restante sua bellezza
e nel freddo di novembre
addormentarsi felice
non si lasciava prendere facilmente
l’acciuffai con dolcezza
aprii la finestra
e lei volò via salutandomi
mi promisi, gioia per lei
andò verso quel vento d’autunno
con la sua forma invisibile trasparenza
si volatizzò nel cielo nell’immensità
della sua ultima avventura
rimarrà sull’alito estasiato
le salvai la vita
fragile imperfetta
soffiai aria ancor in lei
solo io ancor spero
di non rivederla più...
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Rosaria Catania
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