Reggere fameliche ottusità
Sgorgano fra i rami i predatori,
grossolani gerarchi ghirlandati,
ma le gravide volpi, fra i furori
della mente, non cedono agli odiati
Modi. Innumerevoli sentori
provano, ma annegano, affogati
dal ginepraio di futili dolori,
da starnazzi di cigni ben laudati.
Avide gazze guardano di sbieco,
tra lo smog, una piccola bottega
che si immerge nella sua creazione.
Si ride di un riso che fa eco,
diventa norma. D’oro è ciò che nega
l’innalzarsi e si mozza ogni emozione.
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