La scala delle meraviglie
Mi svegliai nell’assenza più completa di colore: una radiazione complessata in un punto sperduto nel vuoto abbuiava a notte nera, poi un chiarore lattescente si risolse in singolarità di punti di quanti, in pioggia d’oro di scintille di stelle: vidi betelgeuse e belatrix altair e deneb, aldebaran, e quando la mano dalle dieci dita di rose digitò il cielo della valle Eternia, dalle finestre gotiche purissime intelligenze vorticarono in cromatici deliri geometrici: un duo filamentoso a maglia intricata bicolore s’avvolgeva ad elica su su verso la parte superiore del bastoncello perverso tra un turbinio di tinte strepitose: arancio e vermiglione, rosa giallo e verde E in un zampillio di luce solare vidi la danza d’oro delle ventitrè corone mezze che iniziava il blu movimento da dentro alla forma in continua trasformazione, poi volgendo lo sguardo in alto vidi la scala mobile delle meraviglie di miliardi di cristalli a forma di pioli perfetti vorticanti in tetratono alfazotato di gemme unirsi al lungo doppio laccio di file di perle infuocate da vetrate ora rosse ora violacee; poi nucleotidi azzurri scontrarsi coi diploidi arancio e inghiottirsi in neri lampi di diamanti e catene indache e gialle di molecole congiungersi all’ombra della sfera bianca e risonare nella forma strutturale dei globi verdi generando la natura all’animale, una teoria di mezze lune excidenti distillavano pure nanovibrazioni azzurre e lampi viola e gialli nei due piani complanari rispetto al vettore che sceglie: "ora si ascende!”
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L'autore
paolo corinto tiberio
Prima, quand'ero piccolo acchiappavo l'aria con le manine poi le lucciole, poi le lucertole poi acchiappavo le nuvole; ed ora che sono cresciuto acchiappo i fantasmi da adulto
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