Nel fondo
Guardano il fondo,
soprattutto di nascosto,
magari quando credono di non esser viste,
e rinnegano quelle alte cime
in cui dimorano.
Che freddo lassù,
ma è il prezzo per essere se stessi.
Basta un attimo
e le vertigini
prendono
il sopravvento.
Raschiano e sognano il fondo
ad ogni piccola incertezza,
forse per il gusto dell’esotico,
quel gusto di essere lontano dalle scelte,
cioè il gusto della mediocrità,
oppure per dare altri volti
all’infuocata libertà,
magari un volto che la porti sempre oltre
quello che si vede,
una libertà che attende
sempre di essere afferrata
per potersi dire tale.
"Io non ho bisogno che di me"
e scendono, con avidità.
Come può un uomo
bastare a se stesso?
Finiscono per barattare i loro occhi
in cambio di misere code luccicose.
Poi, bocche programmate reciteranno
i soliti giudizi
che rafforzeranno
ogni nuovo passo:
"In fondo non era fatto per voi",
"Saprete far meglio".
Nuovi tagli di capelli,
nuovi giorni,
nuove vite,
e, perfino, la felicità ad attenderle,
lì,
nel fondo.
Poi, la nebbia coprirà per sempre
quelle cime, l’unica loro dimora,
e il tempo porterà
quei loro corpi
a rimpiangerle.
Alcune, per trovare l’arcobaleno
dovranno affrontare
sempre
nuovi temporali,
lì, nel fondo.
Per altre, non resterà che
cercare altri fondi
lì, nel fondo.
Non resterà che
scavare!
©
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