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Amore 4 gennaio 2019 · lettura 1 min · 1722 letture

La fonte dell’oblìo

Pasquale Farallo 276 poesie pubblicate
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Il povero pastore Seleno restò sveglio tutta la notte per amor della sua Argira ripercorrendo tutto il cammino ma si alzò presto al mattino con un palmo nella mano e una scabrosa impronta sull’ossuta fronte che gli fece vedere il verso così chiaro finalmente, del suo perduto amore A quell’avverso destino egli restò calmo e disinvolto ma in cuor suo era così sconvolto che dalla diritta via si portò a quell’oscuro bosco ove morte lo colse di dolore Inospitale fu la sponda dove lento il fiume svolta perché fu proprio lì che la bionda Afrodite lo volle trasformare in quelle onde e ad Argira in una fonte ma ancor si udivano i lamenti per quel suo mal d’amore e fu allora che la dea gli concesse in quelle sponde di dimenticare tutti i suoi dolori Da quel momento in poi chi si bagna in quelle onde, le onde del fiume Seleno o beve alla sua fonte la fonte di Argira, si abbandona all’oblìo e più non sente i dolori dell’amore 
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Argira, secondo la mitologia greca, era una delle ninfe del Parnaso che si innamorò del pastore Seleno, ma dopo un po’ di tempo si stancò di lui e lo lasciò. Seleno, per le forti pene d’amore ne morì e allora la dea Afrodite, mossa a compassione, trasformò l’uno in un fiume e l’altra in una fonte affinché potessero stare insieme e toccarsi, ma ancora si udivano i suoi lamenti, e fu allora che la dea concesse a Seleno di dimenticare tutti i suoi dolori. Per questo motivo il mito dice che chi beve alla fonte di Argira o si bagna nel fiume Seleno, cade in oblìo e dimentica tutte le pene d’amore.

L'autore
Pasquale Farallo

La poesia mi incanta, mi affascina, mi esalta, mi accompagna, è lo specchio della mia anima, perchè mi fa sentire vivo. Essa è l'unico modo, a me più congeniale, che mi permette di esternare le mie sensazioni, le mie emozioni, anche le più profonde e recondite, rendendo possibile condividerle con gli altri. La poesia p

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