"non posso, non puoi"
e,
girovago fra luminarie ancora accese
in questa sera d’inverno senza fine,
si gela fuori anche i gatti vanno via,
la gente poi frettolosa rincasa furtiva,
silenzio intorno solo qualche tram va,
la luna sorride a me che la guardo lassù, e
non so dove andare mi rifugio in un bar,
un ponce caldo o un whisky ghiacciato
non so cosa ordinare, chiederò un caffè,
stralunato ripenso a ciò che ho perduto
lungo la strada della mia vita e piango, e
un giovane ride, una coppia si bacia,
un vecchio sorride, una donna mi adocchia,
il barista ci invita a consumare in fretta,
la festa, la sua festa sta per iniziare già, e
ritorno per strada tra fumogeni e botti,
la casa è lontana, prenderò un taxi,
non ricordo più nulla di quello che è stato,
un sogno, un amore, un ricordo lontano,
ubriaco di nostalgia mi prendo per mano
ed in quella mano bagnata vi è la mia storia,
piena di tanto, di tutto, di nulla e di un’inutile vita,
fatta di vane attese e di grandi speranze
sciolte al sole di tanta esperienza vissuta, e
rido, al fine rido ripensandoti sempre
a com’eri, come sei e dove sei adesso,
in quattro mura racchiusa fredda e sola,
che come me vorresti fuggire, ma non puoi:
non posso... non puoi
©
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